LA STORIA



La Facoltà di Architettura, sorge sulla collina di Castello, nel cuore più antico del centro storico genovese.
Affacciata sul seno naturale del porto preromano, la collina fu sede dei primi insediamenti storici di Genova e ha visto stratificarsi i segni di numerose trasformazioni dall'epoca altomedievale alla contemporaneità.
Di questa ricca storia permangono tracce cospicue, in parte negli elevati e in gran parte nel sottosuolo.
Le distruzioni belliche e il successivo abbandono dell'area hanno d'altra parte favorito, nei decenni scorsi, l'avvio e la sistematica prosecuzione di rilevanti campagne di scavo archeologico.

Da questa intensa attività di studio, che ha visto il concorso anche di studiosi di altri paesi, è anzi nata, l'esperienza innovativa dell'archeologia urbana che tanta parte ha poi avuto nel riformare gli studi urbani.
Una ricca letteratura scientifica racconta gli esiti di questi studi e la stessa sistemazione dell'area della facoltà ha contribuito a restituire alla città e alla sua coscienza storica e culturale, preziosi frammenti del suo passato e della sua identità.

LA COLLINA DI CASTELLO TRA STORIA E ARCHEOLOGIA



La collina accoglie un oppidum italico (not. V Sec. a. C.) a difesa dell'approdo di Genua, poi città murata e sede della "Compagna communis" nel 1099. Per sua forma e collocazione Castello appartiene prima ad una grande consorteria, quella degli Embriaci, poi al vescovo e, infine, a diverse comunità religiose che qui costruirono vasti complessi conventuali femminili e maschili.

Le complesse vicende storiche della città portarono tuttavia, soprattutto tra XVII e XVIII secolo, ad una progressiva marginalizzazione e ad un certo oblio della zona.

MITI PASSATI E RACCONTI STORICI



Castello, sfigurata e dimenticata durante i secoli precedenti, ricompare però nell'Ottocento sui libri degli eruditi (Vigna, Podestà): mentre tutt'altra era l' attenzione antica, come testimonia la disputa delle "conestagerie" di Sarzano e di Castello per stabilire di chi fosse il primo stendardo nelle processioni cittadine, come recita la seguente iscrizione:

"HIC QUO TROIANUS SALTAVIT DE RATE JANUS, MONSTRABATUR TURRIS QUOD SARZANUM SIT CAPUT URBIS; JANUA, PRO PRIMO VEXILLO FUNGITUR ILLO DE SARZANI?"

(Testo della sentenza del cancelliere Jacopo Bracelli (Sec.XV), già murato sulla torre del belvedere di S. Silvestro)


I vasti e articolati complessi monastici, con gli espropri della Repubblica democratica (1798) e poi del regno d'Italia (1861), passarono in uso alla politica assistenziale concorrendo a decentrare l'intera collina rispetto alle espansioni ottocentesche.

RICOGNIZIONI E IPOTESI DELL'ARCHEOLOGIA



A partire dagli anni '60 di questo secolo, inoltre, è stato possibile effettuare molteplici indagini archeologiche nell'area di San Silvestro, alla ricerca del più antico stanziamento umano che aveva dato origine alla città e di cui si discuteva da secoli: l'oppidum ligure-etrusco.
Ricerche archeologiche vennero in particolare condotte, con continuità dal 1965 al 1986, da studiosi dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri (poi denominato ISCUM) ai quali si affiancò, dal 1971 al 1977, un'equipe di archeologi inglesi. Dal 1986 al 1992, le indagini sono poi proseguite ad opera della Soprintendenza Archeologica della Liguria.

Le prime ipotesi sulla storia del complesso di San Silvestro si sono così complicate con le conseguenze derivanti dalle ricognizioni archeologiche che si sono rivolte non solo ai reperti di scavo ma, con specifiche ricerche, hanno tentato di decifrare l'intricata stratigrafia delle strutture murarie sopravvissute nel soprasuolo.
Queste ricerche sono anzi da considerarsi fra le prime esperienze, in Italia e in Europa, di una metodologia di indagine archeologica dei monumenti, destinata ad avere un grande sviluppo negli anni successivi, nel campo degli studi architettonici e urbani, ma anche una grande possibilità di applicazione nel mondo del restauro.