LA SEDE



La sede originaria della Facoltà era sita in Albaro, nel polo di Ingegneria, e solo dal 1990 ha trovato la sua definitiva collocazione sulla collina di Castello, il cuore più antico di Genova. Sulle rovine di antichi monasteri, intorno al nucleo altomedievale del Palazzo del Vescovo, è stato realizzata la nuova Facoltà, sulla base di un Piano Particolareggiato che prevedeva qui l'insediamento delle facoltà umanistiche.

Il progetto complessivo è dell'arch. Ignazio Gardella che ha realizzato il blocco di nuova costruzione sul sedime delle antiche chiese. Al nuovo edificio si affianca il recupero degli antichi edifici del monastero di San Silvestro, su progetto dell'ing. Luciano Grossi Bianchi. In questa sede, voluta dall'allora preside Edoardo Benvenuto, la Facoltà ha finalmente trovato un forte motivo di identità e un significativo legame con la città.

I SEGNI DELLA GUERRA



La zona di Sarzano, ricca di strutture storiche e di una grande varietà tipologica di chiese e di conventi, esce dalla guerra semidistrutta, disponibile per un progetto di significativo interesse pubblico, quale sarà venticinque anni dopo, ma troppo tardi, il Piano Universitario di Ignazio Gardella.

Recepito dal P.R.G. del 1959, il distruttivo Piano di Ricostruzione con la prosecuzione di via Petrarca fino a Sarzano, riproponeva un vecchio disegno di rinnovo urbano mirante solo alla rivalutazione fondiaria del comprensorio. L'area comunale di San Silvestro era destinata ad un complesso scolastico progettato da Luigi C. Daneri.

L'URBANISTICA DEL DOPOGUERRA E IL CENTRO STORICO



"Gli studi per il P.R.G. della città post Legge 1150/'42 iniziano nell'immediato, ed approderanno all'adozione del 1956 ed all'approvazione del 1960. La tappa intermedia è rappresentata dal Piano di Ricostruzione, che, per quanto riguarda il Centro Storico, dimostra, nelle sue scelte parziali e generali, una sotto-valutazione del problema del degrado e del valore del patrimonio storico. Porterà ad una ricostruzione del tutto asettica e priva di valore; in qualche caso fortemente offensiva del tessuto storico, come il grattacielo di Caricamento e la sede della Cassa di Risparmio. Il PRG del '59 è citato, nella letteratura urbanistica, come esempio emblematico del "Piano della Rendita": sovradimensionato, privo di scelte, assenza di servizi, infrastrutture incoerenti, ecc.

Il Centro Storico è "zona bianca", priva cioè di una disciplina di salvaguardia. Ecco dunque un "disegno" assente: un centro storico lasciato al degrado, una città abbandonata ad ogni occasione incontrollata di espansione. In questo quadro del tutto negativo, il Sindaco Pertusio nomina una commissione per il Centro Storico, i cui studi e le cui proposte costituiranno l'unica luce di un periodo buio per la Città".

Prof. arch. Bruno Gabrielli
Ordinario di Urbanistica
Assessore all'Urbanistica

IGNAZIO GARDELLA E IL PIANO PARTICOLAREGGIATO PER SAN SILVESTRO



Il Comune nel 1972 adotta il Piano Particolareggiato di Ignazio Gardella per l'insediamento delle Facoltà Umanistiche nel centro storico.
Le lacerazioni della guerra dovevano essere riempite con una continuità edilizia in cui si scavavano piazze e i solchi degli antichi percorsi. La generosa coerenza del progetto che coinvolgeva nell'univoca destinazione universitaria zone abitate e abnormi condomini costruiti dopo la guerra, è stata la causa del suo fallimento.
Stralci successivi in sede regionale e comunale riducono il piano di Gardella al solo demanio pubblico. Con la Commissione Baldacci, in cui Edoardo Benvenuto era protagonista, l'Università chiedeva per le Facoltà Umanistiche la dignità monumentale di palazzi storici e, in particolare, dell'Albergo dei Poveri.


Affossata la grande utopia del Centro Storico, il Preside di Architettura è stato pronto a raccoglierne i resti per la sede della sua giovane Facoltà.
Il Comune non cede ad Architettura l'area del Monastero di Santa Maria in Passione per un'opera di pietosa protezione dei ruderi sotto tettoie di cristalli.


L'OPERA DEL PRESIDE BENVENUTO



Verso meta' degli anni '80 le carenze edilizie dell'Ateneo erano acute e generalizzate. Edoardo Benvenuto accettò l'incarico di coadiuvare il Rettorato nella definizione di progetti realizzabili.
Da diversi anni il piano regolatore del centro storico prevedeva una serie di insediamenti universitari pensati per il polo umanistico, ma tale prospettiva aveva via via perso credibilità.
Edoardo Benvenuto ebbe un ruolo importante nel riportare a concretezza tale quadro, riservando alla destinazione universitaria l'area in Sarzano per la quale l'Ateneo disponeva di un progetto immediatamente cantierabile.
Le caratteristiche di tale progetto si confacevano particolarmente ad una proficua e prestigiosa soluzione dei problemi della Facoltà di Architettura, allora ospitata precariamente in Albaro.

Per questo scopo l'Ateneo ottenne il finanziamento (20 miliardi) su fondi ("FIO") esterni agli ordinari canali ministeriali.
Grande e' stata la passione e la lucidità con cui Edoardo Benvenuto ha prima guidato la sua Facoltà ad appoggiare la nuova prospettiva, ha poi seguito la realizzazione dell'opera, ha aiutato infine il trasferimento nel primo lotto realizzato valutando appieno il valore emblematico e strategico della sollecita presenza della Facoltà in Sarzano

IL PROGETTO DI IGNAZIO GARDELLA



Ignazio Gardella propone un nuovo edificio: "compatto" nei volumi e "vibrante" nelle facciate. Dai primi disegni, del 1975, alle ultime tavole esecutive, con Mario Valle Engineering, si arriva al 1989.


Il dislivello del terreno è risolto mediante due corpi di fabbrica: il primo, a forma trapezoidale, funge da basamento; Il seconda, alto sei piani, si sviluppa in lunghezza e raggiunge la sommità del colle.


IL PROGETTO DI LUCIANO GROSSI BIANCHI



La ricomposizione dei resti edilizi storici è condizionata dalle articolate prescrizioni normative del Piano. In particolare:
la base della torre pentagonale è classificata come "elemento di interesse archeologico da conservare"; la torre trecentesca su Piazza Sarzano è "di interesse monumentale da conservare e ripristinare nella forma originaria"; il mastio del X secolo è "edificio di interesse ambientale da conservare e restaurare nel rispetto delle caratteristiche compositive originarie"; il Palazzo del Vescovo, "edificio di carattere monumentale da ricostruire nella forma originaria"; il convento seicentesco "edificio da costruire a ricomposizione del tessuto urbano tradizionale".
L'ambiguo riferimento delle architetture originarie, quasi mai documentate, poneva difficili interrogativi.

Ogni preesistenza, anche frammentaria, è stata assunta come componente del nuovo progetto e nella stessa logica è stato inserito un eccezionale gruppo di sculture decorative generosamente cedute in deposito dal Museo di Sant'Agostino.
Ogni appiglio è stato sfruttato per una credibile ricomposizione di ambienti storici, come le gallerie del convento e la sala oggi intitolata al preside E. Benvenuto, dopo aver ospitato riunioni della curia arcivescovile, ma anche udienze papali e refezioni monastiche, mentre nelle parti di nuova costruzione sono stati utilmente ricavati spazi adatti alle funzioni specialistiche dei laboratori tecnici e della biblioteca.

LA FACOLTÀ ATTRAVERSO GLI OCCHI DI UN GIORNALISTA



"Architettura è un po' l'amiado affacciato sul sogno di recuperare il centro storico. Da questa terrazza al cortile - nella metafora, il porto antico - il sogno si slabbra in piccole realizzazioni e grandi incompiute.
Il giorno e la notte qui hanno cambiato i propri connotati rispetto a un passato appena dietro gli anni Ottanta: di giorno e di notte le persone, soprattutto i giovani, affollano le strade. E la nuova popolazione è una trasformazione inarrestabile. Negozi, bar, librerie, musica s'accompagnano ai gatti e alle gattare. Nuovi spazi calamitano altro nuovo. Il recupero possibile è la città che si riappropria delle proprie strade storiche.

Se n'accorgono i media? Difficile uscire dallo stereotipo del giornalismo, dallo schema della rappresentazione e della contrapposizione. Rispetto al cambiamento, giornali e tv sono rimasti un po' indietro, quasi quanto il conformismo della politica. Ma il nuovo, come trasforma i luoghi, trasforma la cronaca: Sarzano è un centro di cultura - con "c" maiuscola o minuscola o anche con la "k" - senza eguali in città. Forse, neppure Sarzano lo sa ancora".

Mario Bottaro
giornalista del "Il Secolo XIX"